Because Borges’s uncanny fables seldom resemble typical short stories, his works are frequently called “fictions”—which is precisely what Ficciones means. In addition to “Pierre Menard,” the volume includes sixteen pieces, including several masterpieces, such as “The Library of Babel,” “Tlön, Uqbar, Orbis Tertius,” “The Garden of the Forking Paths,” and “Funes, the Memorious.” The latter is a brief, haunting memoir of a man who, after an accident, finds himself possessed by cripplingly acute mental powers. His “implacable memory” makes life literally unforgettable. That’s also the word for Borges’s intricate, erudite, playfully dream-weaving work.
«M'inganneranno, forse, la vecchiezza e il timore ma sospetto che la specie umana - l'unica - stia per estinguersi, e che la Bibioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.
Aggiungo: infinita. Non introduco quest'aggettivo per un'abitudine retorica; dico che non è illogico pensare che il mondo sia infinito. Chi lo giudica limitato, suppone che in qualche luogo remoto i corridoi e le scale e gli esagoni possano inconcepibilmente cessare; ciò che è assurdo. Chi lo immagina senza limiti, dimentica che è limitato il numero possibile dei libri. Io m'arrischio a insinuare questa soluzione: La Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l'Ordine). Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine.»
[La Biblioteca di Babele]
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